Teatro Terapeutico

Progetto “TEATRO TERAPEUTICO”

Responsabile: Ermanno Gioacchini (vicepresidente con delega al Teatro Terapeutico)

Teatro terapeutico, teatro integrato, teatro delle risorse, perché?

Siamo tutti a conoscenza del fatto che nel tessuto vitale teatrale del nostro territorio nazionale e quindi anche in quello della UILT ci sono compagnie e gruppi che fanno del teatro uno strumento di aiuto a persone che vivono disagi, a categorie sociali svantaggiate (disabili, pazienti psichiatrici, detenuti, immigrati, donne vittime di violenza, ecc.) o che adottano per  le loro rappresentazioni tematiche proprie del teatro cosiddetto “civico”, ma sicuramente il dato a nostra conoscenza è numericamente sottostimato. Le ragioni di questo risiedono in alcuni aspetti specifici che caratterizzano il teatro genericamente definito “terapeutico”. In generale, questa prassi teatrale non possiede le caratteristiche di “spettacolarità” proprie del teatro “borghese”, di quello di intrattenimento per intenderci, che sia colto o comico. Ricordiamoci che si svolge con soggetti sicuramente deficitari nella possibilità di autopromuoversi, farne divulgazione e dunque di fare notizia. La stessa audience di pubblico delle rappresentazioni teatrali in oggetto è legata al bacino dei familiari e conoscenti affezionati dei “pazienti”, in qualche modo coinvolti nel fenomeno “disabilità”. Un teatro, dunque, che non si presta a costituire una “offerta” facile di spettacolo all’amico, alla persona che, legittimamente, desidera un spettacolo di “evasione”, anche impegnato, ma non necessariamente legato alle tematiche del teatro sociale. Questo tipo di attività teatrale, svolta nel campo delle disabilità sociali, fisiche, mentali, lavorative, privacy a parte, è inoltre molto spesso vincolata da aspetti puramente culturali e come tutto l’ampio campo dei disturbi cognitivi e mentali risente sicuramente dello stigma sociale presente nel concetto di “deficienza”, “malattia”, “menomazione”, che si tratti di una sindrome di down o di un paziente neoplastico, di un detenuto o di un paziente preda dell’ansia, poco importa. Potremmo affermare (e senza timore di sbagliare troppo) che la originaria matrice “sociale” del teatro, nella sua possibilità straordinaria di interpretare i bisogni, far interrogare su di essi (sorridendo  o scuotendoci, comunque “commuovendoci”) non sempre sia ben rappresentata dal teatro, fatte le dovute e rispettabili eccezioni ovviamente; del resto anche un’opera di teatro “classico” o sperimentale, performata da un buon gruppo, può sollecitare riflessioni, farci stare bene e condividere un prodotto culturale ed artistico. Anche far sorridere o ridere può far bene, anzi sicuramente fa bene. D’altra parte, esiste però un numeroso gruppo di operatori sociali e professionisti, afferenti da varie discipline e impegnati nella “relazione d’aiuto”, che invece con passione, abnegazione e gratificazione si dedicano a “curare” con il teatro, a farne strumento di elicitazione delle risorse, medium di comunicazione sociale su tematiche frequentemente trascurate, minoranze svantaggiate, insomma aree di bisogno. Per non parlare poi del vastissimo campo della ricerca sui “modi” di curare attraverso il teatro o della tematica di chi sia o non sia abilitato a farlo.

Perché il teatro può fare questo? Anche in questo caso, vi sono risposte che voi tutti conoscete e che desidero  solo qui sinteticamente sottolineare e brevemente condividere.
Identificarsi” con il personaggio, agire uno “straniamento” da esso e quanto si va a interpretare, giungere a rappresentare “fuori dal teatro”, in un luogo pubblico, denudare e “impoverire” la performance, costruire un “happening”, decostruendo il senso comune…ma cosa è che si fa infondo e con che cosa si dialoga in tutti questi processi, apparentemente diversi? Si gestisce un “interrogativo” attraverso una rappresentazione, lo abbiamo accennato già prima, lo stesso che in questo momento  dialoga con la nostra coscienza e le nostre esperienze, ricordi, emozioni, conflitti, timori e coraggio, delusioni e speranze, archetipi e miti, dunque con la parte più nascosta dietro coscienza…e questo avviene che ci si situi ai tempi di  Stanislavskij, di Brecht, di Beckett, di Grotowsky e così via, la lista è lunghissima. E se il teatro ha questo privilegio così speciale di aprire dialoghi tra “dentro” e “fuori”, viene da sé che possieda una origine, uno sviluppo, una potenza “taumaturgica”. Quest’ultimo termine può apparire “magico”, ma da psichiatra e psicoterapeuta ricordo a voi e a me che “magico” è tutto quanto non si tocca con i sensi, o meglio a cui si fa fatica ad attribuire un senso, un significato, una “causalità” ben definita, che cerca risposte, che rimanda ad una domanda aperta. Ecco appunto il teatro “terapeutico”! La sua innata forza di “rappresentare per condividere” (perché nasce antropologicamente da quella radice), produce cambiamento, miglioramento dai disturbi fisici e psicologici, cura e promuove le nostre risorse.


Il Progetto

  • Chi  siamo?

Il primo step di questo progetto è quello della identità: chi fa teatro-terapeutico, teatro integrato, chi utilizza il teatro come con intenzioni di cura (psicoterapia) o comunque teso allo psicowellness (artiterapie), nelle diverse sfumature di intervento, nella UILT, quali le compagnie, attraverso quali metodologie e in quali contesti specifici. L’intenzione è di “contarci e conoscerci”, qualificare l’identità della nostra prassi, per poi costituirci come rete di condivisione di esperienze e progetti. 

  • Entrare in rete

A parte la creazione di un luogo virtuale di convergenza in contributi, esperienze, discussioni e iniziative (webinar), si propone in generale di dare uno spazio di visibilità al teatro terapeutico nel contesto della UILT, cercando anche di mettere ordine sul piano delle definizioni, di trovare forme di agevolazioni specifiche, perché, se è amatoriale il nostro teatro, permettetemi di dire che, nel caso di lavoro teatrale con gruppi che vivono condizioni di svantaggio (disabilità, carcere, immigrazione), in quest’ultimo caso è davvero super-amatoriale! Non serve rammentarci che, anche con queste forme di fare teatro, quando arrivano alla realizzazione di opere finite, spesso si assiste a importanti esperienze artistiche… L’individuazione auspicabile di referenti regionali sul tema, potrebbe essere davvero la possibilità di costituire un patrimonio di esperienze ed iniziative in autonomia all’interno del progetto.

 

Il gruppo di fruitori di questo corso in programma non sarebbe costituito soltanto dagli addetti al lavoro eventualmente interessati, ma anche da tutti coloro che desiderano esplorare maggiormente quanto il teatro provoca e produce, trasforma e realizza in cambiamento in alcuni contesti (setting) specifici e che comunque interviene anche nell’ambito di un percorso attoriale o nel rapporto con i compagni di lavoro, con l’allestimento dello spettacolo, con la audience del pubblico.
Il corso, realizzato online, tenuto da esperti nel campo, con l’intervento di autorevoli voci del campo specifico, accademiche o sul territorio, con modalità assolutamente interattiva.

Siamo profondamente convinti che sottolineando questi aspetti specifici del teatro, nella loro potenzialità di aiuto, supporto e miglioramento della qualità della vita, sia per gli utenti che gli addetti ai lavori possa contribuire sempre più a riaffermare nel contesto della UILT il suo impegno di Teatro Sociale.